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Selim - Passo tra i passi (Tempo della materia)

31 marzo - 9 settembre 2012

S’inaugura il 31 marzo, alle ore 16.30, presso il Museo Archeologico del Finale (Chiostri di Santa Caterina - Finalborgo) la mostra di Selim Abdullah, Passo tra i passi (Tempo della materia).

All’evento interverranno i curatori dell’esposizione Giovanni Murialdo, presidente della sezione Finalese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri ente gestore del Museo Archeologico del Finale e Giovanna Rotondi Terminiello, storica dell’arte già sovrintendente dei Beni Artistici per la Liguria, oltre a Daniele Arobba e Andrea De Pascale, rispettivamente Direttore e Conservatore del Museo Archeologico del Finale; sarà presente l’artista.

Selim Abdullah, nativo di Bagdad (1950), espone al Museo Archeologico del Finale circa novanta opere: sculture in bronzo e in terracotta, dipinti e disegni.
Lavori che costituiscono un nucleo compositivo della sua recente ricerca artistica, tesa a dar vita a un’evocazione non solamente ideale - ma anche attiva della memoria - di alcuni cammini della storia, che dalla Mesopotamia attraversano il Mar Rosso per approdare al Mediterraneo: da Ur ai Fenici, ai Greci. Le diverse materie impiegate dall’artista (bronzo, argilla e pittura) convivono qui insieme intessendo una narrazione di minimi gesti, un epos domestico, che pur si raccorda e s’associa, nel ricordo, ai percorsi della grande epica delle genti antiche, e anche moderne.
L’artista giunge a stabilire, per tal via, un intimo dialogo di reciproca corrispondenza fra le sue opere d’arte contemporanee e le testimonianze di un antico passato raccolte nel Museo Archeologico del Finale.
Da questa esposizione emerge con forza come l’impegno profuso dall’artista in questi ultimi dieci anni di ricerca è incessantemente volto a trovare - attraverso i raccordi fra le diverse materie - il tempo della forma: dove il passato scivola verso il futuro, e dove la metamorfosi diviene elemento base di continuo arricchimento.

È così che, in quest’occasione speciale, «i manufatti archeologici del Museo Archeologico del Finale, risalenti alle ere primordiali della storia umana, sono ulteriori interlocutori del dialogo tra i lavori di Selim e lo spazio che li ospita. Per loro medesima natura molti di essi generano nei visitatori ulteriori suggestioni per corrispondenza materica (la creta) e cromatica (il rosso mattone e il grigio dell'argilla)» (G. Rotondi).
E, di riflesso, i reperti archeologici giungono a loro volta ad assumere «dimensioni lontane dagli abituali stereotipi culturali: in una visione che li porta a perdere i propri intimi connotati di oggetti del passato attraverso il contatto con le forme, i colori ed i messaggi trasmessi dalla produzione di un artista che, vivendo nel presente, ci fornisce un’altra originale pagina di quell’ininterrotta narrazione» (G. Murialdo).

L’esposizione è accompagnata da un ricco Catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, in cui l’evento - illustrato dai testi di Giovanni Murialdo e di Giovanna Rotondi Terminiello - è documentato da un ampio apparato fotografico.

La mostra Passo tra i passi (Tempo della materia) rimarrà visitabile fino al 9 settembre 2012 negli orari di apertura del Museo Archeologico del Finale (ingresso museo e mostra: intero 4 euro, ridotto 2 euro): aprile, maggio, giugno e settembre ore 9.00-12.00 e 14.30-17.00 tutti i giorni tranne il lunedì; nei mesi di luglio e agosto ore 10.00-12.00 e 16.00-19.00 tutti i giorni tranne il lunedì.


Selim Abdullah è nato a Bagdad nel 1950. Compiuta la formazione presso l'Istituto di Belle Arti di Bagdad, nel 1975 si trasferisce a Firenze per frequentare l'Accademia di Belle Arti, diplomandosi in scultura nel 1979. In Toscana si svolgono le prime mostre personali. Dal 1981 vive nel Cantone Ticino con lo studio a Besazio, nel Mendrisiotto. Nel 1989 soggiorna a Parigi alla Cité Internationale des Arts. Partecipa a varie mostre personali e collettive in gallerie e musei di diverse città svizzere ed europee. Sue personali si tengono, tra l’altro, al Museo Epper di Ascona (1991), al Palazzo dei Diamanti di Ferrara (1992), al Castelgrande di Bellinzona (1993), alla Galleria Bambaia di Busto Arsizio (1993, 1996 e 2010), alla Galleria Matasci di Tenero (1997 e 2012), alla Galleria Devoto di Genova (1999), allo Spazio-Teatro di Chiasso (2001), a Villa Rufolo a Ravello (2002), al Centro Culturale Svizzero di Milano (2004), al Museoteatro della Commenda di Prè di Genova (2011). Un'importante retrospettiva è stata allestita nel Museo d'Arte di Mendrisio nel 2003. Oltre a sculture di media e piccola dimensione, l’artista realizza opere a carattere monumentale di pubblica fruizione, tra le altre, a Bellinzona (Figura, gabbia e mappamondo, 1999) e a Chiasso (Tempo in città: cinque figure bronzee, 2005), sino al recente portale in bronzo della Chiesa di Genestrerio.

La formazione del giovane Selim si svolge nel segno della scultura classica. Con l'arrivo a Firenze lo scultore assimila in particolare la lezione del Rinascimento toscano, per poi guardare ai maestri moderni (Auguste Rodin, Émile-Antoine Bourdelle, Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Alberto Giacometti).

Al centro della sua ricerca si pongono la figura o il gruppo di figure visti in una sintesi di monumentalità e fragilità, quali vittime della storia, immagini di una memoria recente e nello stesso tempo molto antica (Spoglie d'Oriente).
La materia registra dolori millenari: corpi agglutinati, feriti, compressi, attorcigliati, ingabbiati nella loro estrema solitudine o solidarietà. Riferimenti alla cultura d'origine dell'artista si manifestano nel dialogo costruttivo-narrativo tra le figure e lo spazio che nel corso degli anni si articola maggiormente sviluppando strutture più aperte, leggere e complesse.
Nel ciclo di opere Corpi e sillabe (2002-03) il silenzio di quel dolore millenario è contrastato dall'introduzione di sillabe dell'alfabeto arabo, come preghiere a cui s'aggrappano le vittime.
Nelle composizioni intitolate Attraversamenti (2001-04), le figure sono ridotte a folle di esili relitti umani che vagano su vascelli sospesi tramite uno stelo sopra la piattaforma di base, che prende ora corpo in terracotta, come mare-territorio dopo una catastrofe, quando sulla terra cruda riemergono forme naturali e si rivelano segni ed impronte, in un'associazione di proporzioni e tecniche diverse che separatamente da sempre hanno accompagnato Selim (bronzo e terracotta, scultura, incisione, disegno e pittura).
Nel suo lavoro un posto importante ha anche infatti l'attività grafica, che spazia dal disegno all'incisione, dalle tecniche miste agli olii. Sulla superficie del foglio le figure emergono nel vuoto, dapprima ripiegate su sé stesse, in una concentrata solitudine, espressa nel condensarsi di ombre e cancellature. La cifra del segno vibrante, che morde anche il rame, si muove quindi su tutta la superficie intessendo dialoghi di corpi e luce simili ad arazzi evanescenti.

Marcella Snider Salazar (Dizionario e banca dati sull’arte svizzera e nel Principato del Lichtenstein www.sikart.ch)

 

Info

Museo Archeologico
del Finale

Chiostri di Santa Caterina

I-17024
FINALE LIGURE BORGO (SV)

Tel.:
+39 019.690020
Fax:
+39 019.681022

E-mail:
info@museoarcheofinale.it

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