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Laboratorio di Archeobotanica

Laboratorio di Archeobotanica

Museo Archeologico del Finale - Istituto Internazionale di Studi Liguri

Responsabile del laboratorio: Prof. Daniele Arobba

L’Archeobotanica si occupa dello studio dei micro- e dei macroresti di natura vegetale rinvenuti in siti archeologici e in ambienti naturali, al fine di ricostruire le caratteristiche ambientali e le variazioni floristico-vegetazionali che si sono succedute nel tempo legate a fattori climatici e antropici.

Tale disciplina è determinante per interpretare le relazioni uomo-ambiente, indagando sui processi che riguardano lo sfruttamento delle risorse vegetali disponibili e le loro trasformazioni.

Si tratta d’indagini che permettono di risalire alle strategie di acquisizione di vari prodotti e materiali da parte delle comunità del passato: dalla raccolta di frutti spontanei alle attività agricole adottate, anche attraverso l’importazione e la coltura di piante utili (cerealicole, leguminose, oleaginose, tessili, medicinali e fruttifere).

Le analisi consentono di ricostruire anche le modalità di gestione delle risorse forestali rivolte allo sfruttamento del legname come combustibile e materiale da costruzione, oltre a evidenziare come l’uomo ha impiegato particolari strutture (focolari, silos granari, pozzi, latrine, ecc.) o aree insediative dove ha vissuto e operato, modificando l’ambiente circostante e favorendo la diffusione di erbe infestanti e ruderali. Il Laboratorio di Archeobotanica del Museo Archeologico del Finale è attivo in vari settori di studio.

 

Analisi palinologiche

L’estrazione di polline, spore e altri palinomorfi da sedimenti e materiali di diversa origine (resine, incrostazioni e residui in contenitori ceramici, mastici, stalagmiti, coproliti, ecc.) è realizzata impie-gando i più aggiornati trattamenti chimico-fisici, tra cui procedure di arricchimento con liquidi pe-santi. L’osservazione dei preparati palinologici avviene in microscopia ottica a luce trasmessa (400-1000x). Grazie alle analisi polliniche si possono rappresentare in modo qualitativo e quantitativo i cambiamenti floristico-vegetazionali lungo un arco cronologico e interpretare le variazioni ambien-tali, spesso legate all’impatto antropico per attività agricole, pastorali e di deforestazione/incendio.

Analisi xilologiche e antracologiche

L’analisi dei legni e dei carboni lignei permette di ricostruire l’assetto del paesaggio forestale attorno al sito archeologico, fornendo indicazioni sulle specie locali, su quelle esotiche variamente utilizzate, sulla domesticazione e sulla coltivazione di piante legnose fruttifere, oltre a caratterizzare il tipo di gestione/sfruttamento boschivo. Considerata la capacità dell’uomo, sin dai tempi più antichi, di sapere scegliere la materia prima in funzione del suo impiego, si possono ottenere anche informazioni sulla cultura materiale (realizzazione di manufatti e tecnologie adottate, impiego del combustibile per uso domestico, rituale e artigianale, ecc.). Per l’estrazione dei macroresti carbonizzati dai sedimenti viene utilizzato apposito flottatore ad acqua. Il laboratorio è attrezzato sia per l’osservazione speditiva dei reperti in microscopia episcopica in campo oscuro con obiettivi a lunga distanza di lavoro (50-750x), sia in microscopia ottica a luce trasmessa (40-630x) di sezioni sottili preparate mediante congelamento o inclusione in paraffina istologica e successivo taglio al microtomo.

 

Analisi paleocarpologiche

Lo studio di semi, frutti e annessi fiorali rinvenuti in contesti archeologici può fornire precise indi-cazioni sulla scelta e l’impiego di piante erbacee e legnose, capaci di informarci su usi alimentari, strategie di sussistenza, storia della domesticazione delle piante e composizione della flora locale. In genere i carporesti si conservano nei sedimenti per carbonizzazione, sommersione e mineralizzazione. L’estrazione si effettua mediante flottazione e setacciatura ad acqua su vagli di piccolo calibro (0,25-0,5 mm e 2 mm), mentre l’identificazione avviene in stereomicroscopia (7-75x) con illuminazione a fibre ottiche.

Analisi di fibre tessili, tessuti e intrecci

Si tratta di reperti di una certa rarità a causa della loro fagilità intrinseca e della difficoltà di conser-vazione, che può realizzarsi per carbonizzazione, disidratazione, congelamento, sommersione in acqua e mineralizzazione, nel caso in cui il manufatto sia rimasto a contatto con un oggetto metallico prima di disgregarsi. Meno frequenti le tracce di tessuti o vimini rimaste impresse su vari supporti, come ceramiche e concotti. L’esame in microscopia ottica e al SEM fornisce la possibilità di riconoscere sia la fibra tessile (lana, canapa, lino, sparto, cotone, ecc.) sia il tipo di manifattura (tor-sione del filato, caratteristiche di trama e ordito, tipologia dell’intreccio, ecc.), svelando modalità operative e artigianali di grande interesse per un settore tecnologico che in Europa era già altamente produttivo a partire dal Neolitico, ma che ha lasciato in genere scarsa documentazione a livello di prodotti finiti.

Strumentazione in uso

Il laboratorio dispone sia di attrezzatura specifica per i vari trattamenti a cui vanno sottoposti i cam-pioni (cappa aspirante, centrifughe, stufa istologica, rampa di estrazione a vuoto, bilance di preci-sione, microtomi a slitta, ecc.), sia di microscopi ottici trinoculari di vario tipo adatti alle diverse metodologie d’indagine, tutti dotati di fotocamere digitali per la documentazione dei reperti. Inoltre, il laboratorio è provvisto di software specifici per la produzione di diagrammi, analisi d’immagine, misura ed elaborazione fotografica dei reperti per l’estensione della profondità di campo, collezioni di confronto (palinoteca, xiloteca, carpoteca, fibre tessili), ampia letteratura scientifica (atlanti fotografici, chiavi analitiche, ecc.) e archivi digitali con immagini e caratteristiche morfobiometriche.

 

Collaborazioni scientifiche e attività didattica

Il laboratorio ha costanti contatti per lo studio dei resti archeobotanici con Soprintendenze di varie regioni italiane, Università nazionali/straniere e Centri di studio. La struttura è aperta a collabora-zioni con Istituti di ricerca anche per l’inserimento di studenti universitari interessati allo svolgi-mento di tesi di laurea, tirocini formativi, attraverso la stipula di apposite convenzioni. È possibile visitare il laboratorio e svolgere attività didattiche con scuole di ogni ordine e grado.

 

Info

Museo Archeologico
del Finale

Chiostri di Santa Caterina

I-17024
FINALE LIGURE BORGO (SV)

Tel.:
+39 019.690020
Fax:
+39 019.681022

E-mail:
info@museoarcheofinale.it

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Biglietti

Intero / Adults
5,00

Ridotto / Students / Seniors
3,00

Comitive / Groups
€ 2,00

Scuole / School Groups
3,00 a studente

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Orario

Da Settembre a Giugno: da martedì a domenica, ore 9.00-12.00 / 14.30-17.00

Luglio e Agosto: da martedì a domenica, ore 10.00-13.00 / 16.00-19.00

Lunedì chiuso

 

Il museo è chiuso nei giorni:

01.01 / 06.01 (pomeriggio) / Pasqua (pomeriggio) / 24.12 (pomeriggio) / 25.12 / 26.12 / 31.12 (pomeriggio)

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